Death by Scrolling - Recensione

Death by Scrolling - Recensione

Ron Gilbert's Survivors?

Andrea Corinti

Con il buon vecchio Ron "grumpygamer" Gilbert ci eravamo lasciati qualche anno fa con il suo Return to Monkey Island e, come ben sapeva chi lo segue nel Fediverso grazie ai numerosi dev-log, lo ritroviamo a debuttare nel famigerato mondo dei roguelike con il suo ultimo titolo: Death by Scrolling.

Galeotto fu Vampire Survivors?

Da tossico fan dichiarato del delirante successo di Luca Galante, è inevitabile riscontrare in Death by Scrolling diverse somiglianze con Vampire Survivors.

Tuttavia, il genere è ormai talmente saturo che forse è superfluo soffermarsi su troppi paragoni...

Meglio concentrarsi su ciò che il titolo offre in sé, o quantomeno provarci.

Ok, ma quindi è bello?

Dopo alcune ore di gioco, la risposta è :

il titolo ingloba perfettamente l'aspetto di assuefazione da "l'ultima e poi smetto" che era lecito attendersi, quindi perfetto per sessioni mordi e fuggi, anche se è estremamente facile cadere nel tunnel.

Tuttavia, nonostante l'indubbia qualità alle sue spalle (e pur essendo ancora alle battute iniziali) confesso che da Ron Gilbert mi aspettavo un elemento di rottura più evidente, o comunque una maggiore innovazione.

Poi oh, ovviamente l'inconfondibile umorismo di Gilbert emerge nei suoi dialoghi fuori di testa (le FAQ iniziali sono magnifiche), ma va detto che a causa della natura del genere roguelike, questi sono ovviamente ridotti all'osso e, vista l'inevitabile ripetitività, si finisce per saltarli con gioia dopo la prima lettura.

Ottimizzazione

Gilbert è noto per la sua tendenza a reinventare la ruota, generalmente creando engine dedicati per i suoi progetti invece che affidarsi alle solite architetture precotte.

E questo, dal punto di vista tecnico, rende particolarmente soddisfacente notare quanto un gioco di questo tipo sia estremamente leggero e performante su Steam Deck (e, presumibilmente, pure su un tostapane. Anche se 8 GB di RAM come requisito minimo sembrano un po' tantini).

Certo, non è un elemento che incide direttamente sull'esperienza ludica, ma è una "nerdata" succosa e apprezzabile per chi ama guardare cosa succede sotto il cofano:

giochini in 2D che potevano girare su un Pentium III e invece richiedono le risorse di un Death Stranding a me stanno un po' antipatici a prescindere.

Profondità e Gameplay = Dubbi

È ancora presto per un'analisi definitiva, ma emergono alcune perplessità iniziali:

  • La fase iniziale risulta un po' tediosa a causa di un ritmo relativamente "lento".
  • È facile confondere gli oggetti delle missioni con semplici elementi di sfondo.
  • La variazione tra armi, oggetti e personaggi sembra, per ora, un po' limitata.

Questi aspetti mi mettono un pochino sul chi vive. Pur avendo effettuato solo poche run e non potendo ancora esprimere un giudizio completo, temo che a lungo andare la scarsa varietà possa rendere poco motivante dedicarsi al gioco per sviscerare eventuali chicche nascoste o future aggiunte.

Conclusioni Finali

Ron Gilbert è una leggenda vivente, il gioco è economico e fieramente AI-free quindi un po' di pregiudizio positivo è inevitabile:

Se amate i roguelike, vi consiglio di valutare un salto in questo coloratissimo Purgatorio digitale.

Se invece il genere ha cominciato a stancarvi, potreste voler aspettare qualche aggiornamento futuro prima di provarlo.

Commenti

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