Il Corvo - Una retrospettiva

Il Corvo - Una retrospettiva

L'Impatto del corvo.

[in occasione dei suoi 28 anni, ho ripescato questo mio vecchio post del 2015]

Faccio parte di una generazione strana, tocca sempre ribadirlo.

Quando Il Corvo uscì ero a malapena un bimbetto e, quando finalmente lo vidi in VHS (qualche anno più tardi), lo feci in sordina:

un po' perché, da buon Bart Simpson quale ero, i film con tanti divieti mi incuriosivano per partito preso (Intervista col Vampiro, Shining, Trainspotting, Pulp Fiction, Quei Bravi Ragazzi...tanti dei miei film preferiti li ho praticamente conosciuti ai tempi delle elementari)

oltre a questo, c'è da dire che mi bastò un fugace sguardo assorbito in giro tra pubblicità e riviste: ci volle davvero poco, fu un vero e proprio colpo di fulmine. Da Il Corvo ero già morbosamente attratto.

C'era qualcosa in quelle immagini, quei video, quelle canzoni, quell'atmosfera che mi aveva catturato ancor prima che il film lo vedessi.

Una roba molto rischiosa in termini di aspettative eh: inevitabilmente mi aspettavo il film più bello del mondo, quindi non mi sarei mai potuto accontentare di nulla di meno (ebbene sì, ero già un esigente stronzone anche in formato mini).

E per fortuna, per il bambino che ero, Il Corvo fu effetivamente il film più bello del mondo.

Eredità

Probabilmente stando ai canoni odierni Il Corvo sarebbe da stroncare in quanto moralmente estremo, forte dei suoi pochi "grigi" in mezzo e senza chissà quali messaggi celati.

In realtà, credo sia anche questo ad averlo reso tanto epocale nel relativo contesto, ed è anche ciò che per me non lo ha fatto invecchiare di un giorno.

Quello, ed i minimi effetti speciali rigorosamente low budget (che diciamolo, a piccole dosi sono quasi sempre vino rispetto alle produzioni più costose ed invasive - almeno da quando esiste il digitale).

Il fatto è che la sceneggiatura de Il Corvo è una storia estremamente classica, lineare, di quelle che proprio per questo in qualche modo finiscono per funzionare in eterno.

Tecnica & Contesto

Quella fotografia, quella regia, quelle interpretazioni, quella colonna sonora (davvero, pensare che spaziava dai Pantera ai Cure fa capire come questo film fosse davvero TOTALE) e l'indubbio "aiuto morboso" che la tragica morte di Brandon Lee diede alla sua diffusione sembravano quasi una sceneggiatura nella sceneggiatura, come se il film stesso fosse tragicamente predestinato.

E tutto nel cuore degli anni '90, un mese dopo la morte di Kurt Cobain, in un clima americano teso e oscuro, un gotico colmo di droghe che pareva vomitato fuori dall'edonismo dissoluto e sfrenato degli anni '80.

Per molti aspetti, credo che gli anni '90 fossero il classico post-sbornia depressivo del giorno dopo, e diciamo pure che Detroit in questo funge da teatro particolarmente estremo per mostrare il contesto.

Un po' provincialmente, aggiungiamoci pure che questo film possedeva un doppiaggio italiano della madonna.

Oggi

il corvo

Oggi Il Corvo viene da un lato osannato un po' troppo romanticamente, figlio di un amore e di un'importanza che certamente nascondono quelle sue piccole ingenuità di fondo, ma dall'altro (molto più raramente) stroncato con una certa fredda sufficienza intellettuale.

Mah.

Un po' credo che il nostro essere diventati tanto aridi e cinici (e mi ci metto pure io con tutte le scarpe) incida più dei meriti effettivi della pellicola:

non è il Corvo, siamo noi ad essere invecchiati male.

Vittime...non lo siamo tutti?

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