l'immagine è Mario Savio sui gradini di Sproul Hall, UC Berkeley (1966), foto di Mjlovas, CC BY-SA 3.0
Tendenzialmente sono sempre stato un bastian contrario, quindi per certi versi è naturale buttar giù un post come questo in un momento storico dove gli USA hanno probabilmente il livello di popolarità più basso di sempre nella loro storia.
La cosa buffa è che in tempi non sospetti ho sempre avuto da ridire sulla colonizzazione economico-militar-culturale che gli States operano in Europa e nel mondo dalla fine della seconda guerra mondiale a questa parte, trovando il nostro stato di provincia dell'Impero abbastanza pietoso e ininfluente di fronte a certe logiche imperialiste.
Avrei anche parecchio da ridire sul modello di vita professato da decenni dagli yankee, strettamente collegato a un determinato tipo di consumismo sfrenato ed eccesso di spreco di risorse (sì sì, sto parlando del capitalismo, ma oramai è un termine talmente inflazionato che mi secca quasi ribadirlo).
O ancora, il famigerato tecnofeudalesimo teorizzato da Yanis Varoufakis che è una realtà de facto sotto gli occhi di tutti, con lo spadroneggiare di GAFAM e soci...
Anche per questo in origine ero particolarmente entusiasta di Mastodon e il suo essere "europeo", salvo poi dovermi ricredere pesantemente per la sua spinta estremamente centralizzante nell'ecosistema fediversico (ne ho scritto più volte), nonché tutto il sistema di fondazioni / fondi europei che comunque trovo estremamente paludoso, di sicuro meno limpido di altre realtà più palesemente tossiche ma se non altro più facilmente spiegabili in termini di costi / ritorno economico / utilità di raccolta dei dati per servizi di intelligence.
Non parliamo poi di Trump e soci, che hanno superato pure le peggiori porcherie ben radicate anche nel tessuto dem, le lobby delle armi, la questione Israele eccetera eccetera...
Insomma, ce ne sono a bizzeffe motivi per rendere gli Stati Uniti antipatici soprattutto in questo periodo storico, eppure forse proprio per questo una volta tanto mi sento di voler prendere le loro parti:
certo ciò che scrivo è frutto di un condizionamento culturale, ne sono consapevole, ma tra cinema, musica, studio, letteratura e chi più ne ha più ne metta ammetto candidamente di essermi abbeverato volente o nolente dalla fonte USA sin dall'infanzia, magari con qualche alternanza nipponica in mezzo (che poi il Giappone postbellico è forse ancora più americanofilo dell'Italia per forza di cose, quindi tutto si tiene) eppure...
Pensiamo a internet, perché e com'è nata
Il 13 novembre 1957, un mese dopo lo shock dello Sputnik, Eisenhower si rivolse alla nazione così:
"Il mondo assisterà a scoperte ancora più sconvolgenti di quella della fissione nucleare. La domanda è: saremo noi a farle?"
Di lì a pochi mesi nasce l'ARPA, l'agenzia del Dipartimento della Difesa USA con il mandato di non farsi mai più cogliere alla sprovvista dal progresso tecnologico altrui: sarà proprio nei suoi laboratori, un decennio più tardi, che nascerà ARPANET, l'antenato diretto di internet (se avete giocato a Metal Gear Solid forse vi ricorderete qualcosina)
Possiamo discutere quanto vogliamo di ciò che è diventata poi, ma tutto questo accrocchio tecnologico con cui comunichiamo è comunque partito da lì.
Il '68 che parte da Berkeley
Mario Savio (italoamericano, ok), Berkeley, il concetto stesso di adolescenza e financo il '68 sono nati nel contesto USA, poi cresciuto e "sdoganato" dal maggio francese e per vie traverse giunto anche in altri paesi dove si è più o meno sputtanato, certo, ma è partito tutto da lì:
"C'è un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti fa così male al cuore, che non puoi più prendervi parte. Non puoi nemmeno parteciparvi passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l'apparato, e devi farlo fermare."
una sorta di pragmaticità laica che è andata un po' perdendosi e spesso ha dovuto affrontare bigottismi di altra natura, certamente, ma che è sempre viva:
pensiamo all'opensource, a Linux, a Stanley Kubrick, all'indieweb, a determinate forme di aiuto / altruismo collettivo lontane da sovvenzioni statali o aspetti burocratici particolari, al crowdfunding e chi più ne ha più ne metta.
Diritti, femminismo e compagnia bella
Sto dimenticando un sacco di cose per amor di sintesi ovviamente, ma se ci pensiamo bene...
Diamine, vogliamo parlare dei diritti civili?
Del femminismo?
Chiaro, gli americani partono da una posizione di partenza peggiore della nostra e hanno ancora fisse strane sul discorso razzismo (specificare la razza nei censimenti e cose così), però proprio per questo forse si sottovaluta quanti passi avanti ci hanno fatto fare.
Le condizioni della donna, e la tutela delle lavoratrici?
Figure della narrativa come boh, Sylvia Plath, Frank Herbert, Isaac Asimov, Neil deGrasse Tyson?
Mo sto sparando roba a caso, passo indietro:
cioè, guardiamo un attimo le cose con una prospettiva storica, e rendiamoci conto a come si stava complessivamente fino a dopo la seconda guerra mondiale:
certo, come dico spesso (più o meno provocatoriamente) ho sempre pensato che il frigorifero abbia contato più di molte battaglie politico-civili per il miglioramento della condizione umana nel complesso, ma dove l'hanno inventato il frigorifero?
Ecco.
Boh, perdonate il piccolo sfogo impopolare, ma serve da monito per primo a me stesso quando tendo a scadere in uscite di bieco antiamericanismo casuale.